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Padri di ieri e di oggi

30/12/2019

Se pensiamo alla figura paterna nelle famiglie patriarcali, così come viene presentata in foto d’epoca e nei racconti dei nostri anziani, troviamo un padre che incarnava l’autorità, depositario delle “legge” e delle regole, al quale si doveva ubbidire ciecamente, cui spettava provvedere al sostentamento economico e, per questo motivo, spesso fuori casa e lontano emotivamente dai figli. A fronte dei numerosi cambiamenti che hanno investito la famiglia nel secolo scorso decretandone diverse tipologie, anche il padre è cambiato: supporta la moglie/compagna nell’attesa del figlio, è presente spesso in sala parto, si occupa a vario titolo dell’accudimento del bambino fin da piccolo giocando con lui. Le mamme come vivono questi “nuovi” padri? Intrusi? Concorrenti? Compagni di squadra? La volontà dei padri di veder riconosciute le proprie capacità di accudimento spesso si scontra con la difficoltà delle madri a delegare aspetti della cura del bimbo. Anche se ciascun genitore ha il proprio stile, il linguaggio della cura è universale. I ruoli genitoriali, oggi, sono diventati più fluidi: in entrambi i genitori possono coesistere un codice paterno (normativo, regolativo e legato all’esplorazione) ed uno materno (affettivo, protettivo, di cura e accudimento). La grande sfida per i genitori sta nello sviluppare capacità collaborative e comunicative al fine di creare equilibri personalizzati per la propria famiglia. Ma i papà sono allora diventati dei “mammi”? In realtà non deve mai venire meno la funzione di base sicura che il padre deve svolgere nei confronti della moglie/compagna e dei figli, né quella di separazione del figlio dalla madre (padre come ambiente non condiviso), né quella di protezione nei confronti della diade. In un’epoca fatta di famiglie a doppia carriera, con sovraccarichi di lavoro e sempre meno tempo i genitori diventano moderni funamboli tra esigenze di empatia e volontà di autorealizzazione. L’arrivo di un figlio per un uomo può costituire un evento realmente impattante: come capita alla futura mamma, anche il futuro papà è portato a ripercorrere il suo vissuto da figlio in relazione al proprio padre senza avere, tra l’altro, la possibilità di esternare le sue emozioni perché non sempre abituato a farlo. Per questo motivo sono nati in molte città corsi dedicati all’attesa solo per papà o per coppie, non indirizzati specificatamente alle mamme. L’attesa per l’uomo è un evento più di testa che corporeo ed implica un atto di riconoscimento alla nascita: questo è mio figlio. Diventare padre è, infatti, diverso dal sentirsi padre; oltre a riconoscere le proprie funzioni e responsabilità nei confronti del nuovo arrivato il neo-papà si costruisce un’immagine emotiva della relazione tra sé e il proprio figlio. Due anni fa a Veleia Romana Massimo Recalcati ha parlato del padre di oggi che è “evaporato”: spesso angosciato dal fatto di non essere sufficientemente amato dai figli, tende a mettersi al loro stesso livello appiattendo le differenze generazionali a volte anche per evitare i conflitti. In realtà il padre che resta oggi non è più un maestro che indica la via, ma diventa un testimone che “spiega con la sua vita che la vita può avere un senso”. Ecco che allora diventa un padre testimone perchè solo con il suo modo di vivere la vita e affrontare le sue difficoltà lascia indirettamente ai figli i suoi insegnamenti. In questo senso, la funzione paterna può essere rivestita anche da un insegnante o da un libro o un incontro formativo. Tanto è stato scritto sulla figura del padre: per chi volesse approfondire consiglio queste letture: I papà vengono da Marte, le mamme da Venere di A. Pellai e B. Tamborini, Il padre è nudo di S. D’Andrea, I papà spiegati alle mamme di F. Ghiglione, Cosa resta del padre? Di M. Recalcati.